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Moleskine storia e leggenda di un taccuino

Avete mai fatto scorrere la vostra penna o matita sulla carta patinata color crema di un taccuino o di una agenda Moleskine? E’ un piacere.

Nell’era delle app, degli smartphone, o degli iphone, una azienda come Moleskine aumenta del 33% il suo fatturato, apre anche negozi monomarca, e addirittura un bar all’aereoporto di Ginevra. Si, un bar… niente di più azzeccato!...

Nasce come taccuino da viaggio nel 1997 (gli anni in cui Steve Jobs dava il meglio di sé) da una azienda milanese , la Modo&Modo. Con un gruppo di creativi ripropongono il taccuino da viaggio, ma in modo del tutto nuovo, come un “libro da scrivere”, un mezzo per raccontare la propria vita, le proprie esperienze e i propri viaggi. Nasce casualmente, nel cercare di produrre degli oggetti per la nuova tipologia di “classe” che stava nascendo in quegli anni, quella che si può definire creative class, in cui le conoscenze, il cervello, il talento sono un valore, fatta di professionisti creativi, di scienziati, medici, scrittori, persone della finanza, ecc.; persone che avevano un nuovo stile di vita, fatto di nomadismo contemporaneo, in cui interessi personali e lavoro si legavano. E in più facevano loro un nuovo modo di viaggiare, permeabile al cambiamento: Maria Sebregondi (co-fondatrice) stava leggendo “Le vie dei Canti” di Chatwin. qui lo scrittore inglese, famoso viaggiatore e scrittore di viaggi, scrive: “in Francia questi taccuini si chiamano carnets moleskines: moleskine è la rilegatura in pelle cerata nera. Ogni volta che andavo a Parigi ne compravo una scorta in una papeterie di Rue dell’Ancienne Comèdie…perdere il passaporto eral’ultima delle preoccupazioni. Perdere un taccuino era una catastrofe.” Era il 1987. Per farla breve, la papeterie finisce i taccuini, la ditta che li produce smette di produrli. Erano ormai un oggetto fuori mercato.

Dieci anni la Modo&Modo li produce in Italia prima e subito dopo in Cina, dove vengono fatti in parte ancora in modo artigianale, e dove la tradizione della cartoleria è millenaria.

Il “libro da scrivere” viene subito venduto nelle librerie, d’altronde è un libro; poi , in seguito nelle migliori cartolerie. In più oggi ci sono diversi negozi monomarca nei luoghi di viaggio (stazioni, aereoporti, ecc) e alcuni su strada. Ora nasce anche il Caffé Moleskine, che  richiama un po’ quel gusto parigino dei caffé intelletuali, richiama Chatwin, Hemingway, Picasso, Wilde, Van Gogh e tanti altri.

Moleskine diventa un oggetto di culto, simbolo di creatività e stile. Non entra mai in competizione con il digitale, ma fin dalla nascita , nel 1997, ci si affianca, tanto da programmare progetti con Evernote per salvare gli schizzi su carta in digitale. Infatti il supporto più usato per creare progetti e idee di impulso è sempre la carta, soprattutto per i creativi.

Lo scorso anno l’azienda ha venduto 17 milioni di taccuini, segno che c’è una fusione in corso fra analogico e digitale: da studi fatti su ragazzi americani fra i 7 e i 16 anni la maggioranza preferisce ancora la carta e fra gli adulti si riscontra la lettura di almeno un libro cartaceo l’anno.

I “millennials”, i nati col telefonino in mano, manifestano il bisogno di esperienze fisiche: lo vediamo col vinile e con la carta fotografica.

Moleskine non è stato mai in competizione col digitale, è sempre stato un’altra cosa.

Quando è nato era li periodo in cui nascevano i piccoli oggetti della tecnologia, con più o meno le stesse dimensioni e lo stesso colore, il nero, compatti ed essenziali. Ricordiamoci le prime immagini di Moleskine: erano accanto ad un laptop o ad un ipod.

La propensione alla contemporaneità di questi prodotti ha fatto si che i primi fan fossero grafici, designer, architetti, ma anche studenti, appassionati di tecnologia. Questo ne ha decretato il successo.

È nato come un oggetto di cultura connessa al movimento e all’immaginazione. Si è passati dal colore nero dei primi anni ad aggiungere il rosso e ultimamente anche altri colori. Il brand oggi propone borse, penne, matite: quello che serve al nomade contemporaneo.

Autore: Luigi Duraccio Ultima modifica: 05/01/2016 16:59:20

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